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Trattamento acustico per studi di registrazione, mix e mastering

  • Controlla il tuo suono sia in mix che in fase di ripresa.
  • Crea il tuo ambiente acusticamente equilibrato per giungere prima ad un risultato trasportabile in ogni impianto.
  • Ascolta il tuo sistema di riferimento come non l’hai mai sentito suonare prima d’ora.

Bass traps per studio di produzione musicaleTi seguiremo in ogni fase per ottenere il massimo nel tuo lavoro di produzione in modo che non ci siano più compromessi e che chiunque possa ascoltare quello che la tua creatività desidera raggiungere.

Abbiamo le tue stesse passioni, conosciamo il mondo della musica professionale perchè siamo fonici, musicisti e sound designers come te.

Quali prodotti scegliere

Abbiamo creato per noi e per te dei prodotti ad altissime prestazioni:

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Se desideri puoi intervenire anche in step successivi verificando man mano il raggiungimento delle tue necessità, oppure scegli tra i RoomKits preconfigurati che ti offrono l’opportunità di partire da subito con una marcia in più.

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più di qualsiasi outboard, più di ogni plugin.

1 – Il trattamento acustico in studio di registrazione, mix, mastering e sale prova

Nelle prossime pagine troverete le indicazioni per poter trattare acusticamente il vostro studio di registrazione, mix o mastering in autonomia scegliendo dal nostro sito i prodotti più adatti.

Siamo sempre disponibili per una consulenza acustica gratuita quindi non esitate a contattarci per qualsiasi informazione, dubbio oppure per avere un progetto completo per la vostra sala. Buona lettura!

 

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.1 - Il trattamento acustico per le Control Room (Regia)

Le control rooms degli studi di registrazione sono un po’ come le sale operatorie dei chirurghi: occorre la massima concentrazione ma anche la massima sicurezza nella strumentazione utilizzata. Se la sala non permette una riproduzione del suono adeguata, non possiamo usare il nostro mixer, i nostri outboards o i nostri plugins come “bisturi” perchè sarebbe come lavorare con una lama poco affilata.

La precisione dell’ascolto è quindi fondamentale, così come la fiducia nella propria sala in modo da essere sicuri che quello che stiamo sentendo e mixando potrà essere ascoltato allo stesso modo da chiunque altro.

Un fonico conosce bene i tanti viaggi che si fanno dallo studio all’auto prima di concludere un mix. L’ascolto in un’auto con i sub ha infatti la caratteristica di avere le basse frequenze più fedeli rispetto ad una sala non trattata. Il motivo? L’auto si comporta come un’enorme bass trap: le basse frequenze che non vengono assorbite dalla spugna interna escono dalla lamiera delle auto senza creare risonanze interne o filtri a pettine. Più o meno quello che accade in una sala trattata nel modo corretto, ma in questo caso l’energia viene dissipata in calore seguendo il primo principio della termodinamica, quindi nessun esoterismo ma pura fisica acustica.

Per trattare una control room occorre dividere il lavoro in alcuni passaggi:

  • posizionamento sorgenti e punto d’ascolto
  • trattamento riflessioni primarie
  • trattamento basse frequenze
  • diffusione del suono (opzionale)

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata


1.2 - Posizionamento del punto di ascolto
 nelle control rooms

Nelle sale con angoli ortogonali a pianta rettangolare o quadrata e senza soffitti inclinati (le più diffuse nell’edilizia in particolare in ambito domestico), le proporzioni tra le pareti influiscono sul comportamento acustico della sala in special modo per quello che riguarda le basse frequenze.

In fase costruttiva, per ottenere una distribuzione modale più omogenea possibile, si potranno seguire le indicazioni delle proporzioni ideali studiate e proposte dalla letteratura scientifica di settore (esempio: http://www.acoustics.salford.ac.uk/acoustics_info/room_sizing/?content=methods) ma, anche in questo caso, servirà poi trattare la sala per poter anche solo accendere il nostro sistema senza traumi.

Iniziamo quindi cercando i posizionamenti del nostro sistema e del nostro punto d’ascolto nella sala vuota per poi comprendere come proseguire verso gli obiettivi di qualità che ci siamo prefissati.

Per posizionare il punto d’ascolto consigliamo di seguire la regola della sezione aurea (Golden Ratio) o regola del 38%, che risulta un ottimo punto di partenza per il posizionamento del nostro punto di ascolto e delle sorgenti.

La sezione aurea (http://it.wikipedia.org/wiki/Sezione_aurea ; lettura consigliata: La sezione aurea, Storia di un numero e di un mistero che dura da tremila anni, Mario Livio, edizioni Bur Rizzoli), la proporzione naturale che segue da sempre la civiltà umana e le sue visioni del mondo, è strettamente legata alla musica e alla propagazione del suono così come lo è con qualsiasi elemento della vita stessa, compresa la naturale crescita delle piante o la formazione delle galassie.

Tra esoterismo e realtà empirica, questa è una chiave davvero interessante per affrontare il mondo musicale. E’ anche inserita come un sigillo (pitagorico) in quasi tutte le bandiere degli stati presenti e passati: la stella è infatti l’unica figura geometrica che, quando è regolare e cioè formata dall’intersezione delle diagonali di un pentagono regolare, crea segmenti in esatto rapporto aureo.

Se utilizziamo questa proporzione per fissare il nostro punto di ascolto, avremo già un ottimo punto di partenza nel quale le basse frequenze risentiranno meno dell’influenza delle dimensioni della sala avendo in questo punto una interazione delle risonanze modali che sarà da subito la meno invasiva possibile.

Se ci posizionassimo per esempio al centro esatto degli assi della sala (compresa l’altezza), avremmo uno dei punti peggiori in quanto vengono ad incontrarsi i minimi di tutti i modi assiali dispari.

Ogni punto d’ascolto andrà poi adattato spostandolo di qualche centimetro in avanti o indietro se necessario. Per verificare con delle analisi acustiche la risposta della vostra sala consigliamo il software RoomEq Wizard (http://www.roomeqwizard.com) che, oltre ad essere estremamente completo e del quale potete condividere con noi i risultati, è oltretutto gratuito.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.3 - Come calcolare il punto d'ascolto in una control room

Il nostro punto di ascolto sarà posizionato guardando il lato corto della sala in una posizione simmetrica rispetto alle due pareti laterali (non troppo: uno scarto di pochi centimetri è più che consigliabile); si prende quindi la misura del lato lungo della sala e lo si divide per 1,62 (dovremmo dire per 1,6180339887.. essendo la proporzione aurea un numero irrazionale).

Il risultato ci dà la distanza tra la parete di fondo e il nostro punto di ascolto che altro non è che un punto posto dietro la nostra nuca e dal quale partono delle rette immaginarie che si collegano al centro acustico delle sorgenti passando per le nostre orecchie.

Sembra difficile ma non lo è. Facciamo un esempio: abbiamo una sala lunga 5 metri e larga 4. Ci posizioniamo in modo (quasi) simmetrico rispetto al lato corto cioè a 2 mt circa tra le due pareti e calcoliamo 5 mt diviso 1,62 = 3,08 mt. Il nostro punto di ascolto sarà distante 3,08 mt dalla parete alle nostre spalle (= 1,92 mt dalla parete frontale al punto d’ascolto).

Questa regola è anche chiamata “regola del 38%” e prevede che la distanza venga presa dalla parete frontale moltiplicando la lunghezza per 38% (= 1,9 mt dalla parete frontale al punto d’ascolto).

Per quello che riguarda le sale con pianta quadrata, sicuramente la situazione non è delle più felici poichè alcune frequenze modali riusoneranno all’unisono, ma sempre migliorabile con un numero di trappole maggiore rispetto alle sale con pianta rettangolare. Uno dei modi per affrontare la pianta quadrata è anche quello di posizionare il punto di ascolto verso uno degli angoli, ruotando di fatto il nostro setup di 45°: conviene sempre fare una prova in questo senso perchè si possono scoprire piacevoli sorprese.

Le sale con pareti inclinate non parallele, pur non presentando echi fluttuanti tra queste superfici, non sono in realtà immuni da colorazioni e vanno comunque trattate. Questo tipo di sale hanno oltretutto un comportamento poco prevedibile quindi se state per affrontare lavori in cartongesso o in muratura perchè avete trovato informazioni di questo tipo sui forum, prima di affrontare questa spesa della quale potreste poi pentirvi, contattateci per discuterne con noi: capiremo insieme se è realmente un vantaggio o meno per la vostra sala in base alle sue proporzioni.

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1.4 - Posizionamento delle sorgenti e dei monitors
 nelle control rooms

Trovato il punto di ascolto occorre posizionare le sorgenti. Quella che vi spieghiamo è una serie di tecniche di facile utilizzo ma che sono sempre da considerare come punto di partenza perchè ogni sala è diversa e il posizionamento delle sorgenti compromette drasticamente l’ascolto corretto e quindi l’ultimo giudice deve essere il vostro orecchio (magari affiancato da un’analisi acustica dell’ambiente con RoomEq).

Partiamo da un presupposto: possiamo accordare le sorgenti secondo il gusto personale. Occorre infatti tenere conto che: più le sorgenti saranno vicine alla parete frontale, maggiore sarà l’enfatizzazione delle basse frequenze a discapito delle mediobasse (nel rock leggi: più cassa e meno rullante); più le sorgenti saranno distanti dal muro, maggiore sarà l’enfatizzazione delle mediobasse frequenze a discapito delle basse (nel rock leggi: più rullante e meno cassa). Diciamo questo perchè a volte può capitare che il gusto personale possa farci arrivare ad una soluzione sul posizionamento molto prima di mille analisi.

Detto questo, ecco le regole:

  • angoli di 60° tra punto di ascolto e sorgenti (triangolo equilatero) / non è consigliabile stare “all’interno” del triangolo, piuttosto è bene indietreggiare un po’ per ottenere un ascolto d’insieme con più fuoco.
  • distanza dei centri acustici delle sorgenti (presi per convenzione dal tweeter visto dall’alto) tra le pareti frontali e laterali con dimensioni mai uguali, mai multiple tra di loro e con una differenza di almeno 30 cm.

Un esempio: se dalla parete laterale il nostro tweeter dista 100cm, la distanza tra il tweeter e la parete frontale (frontwall) potrà essere 131cm, oppure 69cm ma non potrà essere 100cm oppure 120cm, etc.

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.5 - Trattamento delle riflessioni primarie (First/Early Reflections) nelle control rooms

Una volta posizionato il punto di ascolto e le sorgenti avremo ottenuto il miglior compromesso possibile nella nostra sala non trattata, ma ancora avremo le risonanze modali e una risposta in frequenza non equilibrata. Quello che vogliamo fare adesso è piegare le dimensioni dalla sala al nostro volere.

Le riflessioni che le pareti danno rispetto al suono emesso dalle sorgenti ci portano ad avere un suono diretto compromesso nella sua naturalezza. Si chiamano riflessioni primarie le riflessioni che per prime, cadendo sulle pareti per rimbalzare successivamente, raggiungono il nostro orecchio rispetto al suono diretto.

Vengono investite in questo movimento tutte le frequenze dello spettro riproducibile nella nostra sala e il nostro compito è abbattere le pareti (in senso figurato!) grazie alla “finestra aperta” (la legge di Sabine) che i pannelli ad alta efficienza possono offrire (in pratica è come se demolissimo la parete ma funziona solo con correttori acustici, come i nostri, che possano offrire il 100% di assorbimento su una parte molto estesa dello spettro).

Se utilizziamo i nostri pannelli fonoassorbenti AkuPan sapremo di ottenere il 100% di assorbimento sulle frequenze medie e addirittura ancora più del 75% a 250Hz con soli 5 cm di spessore offrendoci un fuoco, una spazialità e una tridimensionalità eccezionali.

Se sostituiamo i pannelli fonoassorbenti con delle bass traps broadband (cioè che assorbono su tutto lo spettro) come le nostre Kombat o LowMaster con spessori fino a 20 cm, allora estendiamo tutte le meraviglie del nostro nuovo suono anche nel registro più basso. Ed ecco una cassa sempre più grossa, compatta e decisa che si percepisce bene anche a bassi volumi e non si infanga nel basso elettrico ma prende corpo abbracciando il nostro mix e definendo un nuovo e più concreto concetto di Ritmo.

Il rullante e la cassa, ora che li possiamo sentire e mixare nella loro essenza, diventano delle “fucilate” così come tutti i transienti: la soddisfazione di un fonico si traduce in un sorriso immenso. La prima volta non si scorda mai.

Le differenze tra i compressori non restano più nel limbo delle teorie “dei professionisti” ma finalmente possiamo percepirle e davvero optare per delle scelte importanti in merito ad attacco, rilascio, rapporti e armoniche che vergognosamente abbiamo sempre detto di sentire, ma fino ad allora neppure percepivamo: e non per nostra mancanza ma per difetti oggettivi della sala.

Piano piano il nostro volume generale di ascolto si abbasserà perchè sentiremo tutto nella sua giusta collocazione e le nostre orecchie ci ringrazieranno di tutto questo anche dopo ore e ore di lavoro.

Io per esempio quando lavoro su un mix nel mio studio trattato ho l’abitudine di utilizzare molto spesso uno smartphone con le app che monitorano il livello di SPL (Sound Pressure Level). Anche se le misurazioni con queste app possono essere considerate imprecise (a cosa serve in questa fase? E’ solo un riferimento) un po’ per curiosità, un po’ per avere un livello costante anche nei confronti con altri dischi, i miei livelli di ascolto restano facilmente e costantemente tra i 70db(A) SPL e gli 85db(A) SPL. Un mix a 70dB(A) con il trattamento acustico assente o sbagliato è nella pratica impossibile da gestire bene. Gli 85db(A), dall’altro lato rappresentano già una soglia nella quale la compattezza della bassa frequenza desiderata si esprime alla perfezione.

Quando poi ci si vuole divertire ancora un po’, andare oltre gli 85db(A) diventa allora esaltante ma se la sala non è trattata o è trattata nel modo sbagliato, allora diventa tutto assordante e tremendamente faticoso.

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.6 - Come trovare le riflessioni primarie (First/Early Reflections) nelle control rooms (valido anche per sale di ascolto HIFI e sale Home Theatre)

A grandi linee possiamo dire che i punti sono:

  • lungo le pareti nelle zone laterali tra le sorgenti e il nostro punto di ascolto (entreremo meglio nel merito tra poco)
  • a soffitto, sempre in mezzo tra noi e le sorgenti
  • sulla parete frontale dietro al sistema, causate dalla diffrazione del suono con i margini delle sorgenti stesse
  • a pavimento, dove potremo risolvere con un tappeto (se necessario, non sempre) almeno sulle alte frequenze visto che una bass trap sarebbe impossibile da posizionare.
  • ultima, ma rientra già nel dominio della riverberazione della sala, sulla parete posteriore, alle nostre spalle

A seguire troverete l’approfondimento di ognuno di questi punti.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.7 - Come trovare le riflessioni primarie laterali al punto d'ascolto

Per trovare i punti di riflessione primaria laterale con esattezza servirebbe conoscere l’angolo di diffusione dei nostri monitors (nei grandi PA da concerto, come il C4 top/sub/infra della d&b Audiotechnik, basta appoggiare un puntatore laser sul lato inclinato della cassa per scoprirlo e allineare il sistema per evitare riflessioni indesiderate sulle pareti) ma potremmo sfruttare il principio per il quale le pareti “specchiano” le nostre sorgenti sia di destra che di sinistra e, con l’aiuto di un amico, seduti al nostro punto di ascolto possiamo così far scorrere dalle sue mani uno specchietto appoggiato sul muro: fin dove “vediamo” i nostri tweeter sia di destra che di sinistra, lì serve intervenire (con un margine di di almeno una decina di centimetri in eccesso per i movimenti della nostra testa).

Ricordiamo infatti che per le alte frequenze la legge della fisica che sottostà al loro movimento è la legge dei raggi e quindi il comportamento è come quello della luce o, per chi è più tecnologico, quello del nostro puntatore laser che possiamo utilizzare per “puntare” i nostri tweeter specchiati sul muro.

Nella pratica, più è grande un pannello e più potremo muoverci, alzandoci dalla scrivania come si fa normalmente e periodicamente durante le varie ore di lavoro, oppure offrendo al produttore o al musicista appoggiati allo schienale della nostra poltrona lo stesso nostro ascolto.

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1.8 - Come trovare le riflessioni primarie a soffitto

Per le riflessioni primarie superiori, quelle a soffitto, consigliamo un cloud, cioè un sistema inclinato di circa 12° formato da bass traps (volendo con faretti led e inserti in legno massello di faggio come i nostri CloudMaster e CloudKombat) e posizionato esattamente a metà tra noi e le sorgenti.

Più il cloud si distanzia dal soffitto e più si estenderà l’intervento di assorbimento in bassa frequenza. In alternativa si possono usare gli AkuPan oppure le nostre bass traps singole o raggruppate sia LowMaster che Kombat Series.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.9 - Come trovare le riflessioni primarie sulla parete frontale al punto d'ascolto

Su questa parete è difficile calcolare il punto preciso sulle quali andranno a cadere le riflessioni primarie generate per diffrazione del sistema. Il fronte d’onda delle medie e alte frequenze, infatti, una volta generatosi dal tweeter, segue il suo angolo di diffusione (a volte accentuato da una tromba) ma in prossimità degli spigoli e degli angoli delle superfici del dispositivo stesso non viene “sparato” come un raggio laser, bensì viene piegato per diffrazione verso i lati del sistema raggiungendo la zona retrostante alle casse.

Questa riflessione primaria, pur avendo già perso energia rispetto al suono diretto dal tweeter al punto d’ascolto, è comunque una componente che si fa sentire con una certa importanza. Il trattamento di questa zona, soprattutto nelle sale HIFI, aiuta ad ottenere un maggiore fuoco e un migliore palcoscenico sonoro se trattato con elementi diffusivi.

Una copertura centrale con assorbitori di dimensioni adeguate alla sala aiuterà nella correzione ma quando nello studio viene previsto un monitor video per la gestione del mix o delle tracce della nostra DAW, allora potremo inclinare lo schermo fino a raggiungere un buon compromesso acustico trattando successivamente la zona ai lati di questo schermo.

 

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1.10 - Come trovare le riflessioni primarie della parete posteriore al punto d'ascolto

Le pareti posteriori possono essere trattate al centro con bass traps e lateralmente con diffusori o, meglio ancora, con le nostre LowMaster con MagnetFusors: il miglior modo per avere sia assorbimento che diffusione.

Questa zona presenta riflessioni udibili che caratterizzano molto il suono e la sua ampiezza: nelle sale grandi la distanza di questa parete farà si che prevalga la componente riverberante, quindi occorrerà gestire questa energia nel modo più adeguato alla sala alternando possibilmente elementi assorbenti con quelli diffusivi.

La zona centrale della parete posteriore è inoltre molto adatta al trattamento delle basse frequenze: in questa zona sarebbe importante inserire una trappola per basse frequenze di almeno 10cm + 5cm di airgap o, meglio, da 15cm + 5cm di airgap.

 

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1.11 - Trattamento delle basse frequenze risonanti nelle control rooms

Per il trattamento delle basse frequenze la prima cosa da fare è iniziare con il posizionamento delle Bass Traps ad angolo. Negli angoli si caricano le energie che risuoneranno a seconda delle frequenze modali legate alle dimensioni della sala. Indipendentemente dalla frequenza, il trattamento con le nostre Bass Traps posizionate a 45° permette un assorbimento enorme e questo si traduce in bassi puliti, energici, definiti e “più grossi”.

Partendo da una bass trap per ogni angolo frontale nella zona dei monitors si ottiene già un notevole incremento delle prestazioni. Queste possono essere posizionate a terra o in mezzo alla parete e i due posizionamenti offriranno differenti risultati. In generale la frequenze più basse saranno assorbite maggiormente dove tre pareti formano angoli tra di loro (Tricorners).

Si continua trattando gli angoli posteriori, per ottenere più definizione ed equilibrio in tutta la sala. Più bass traps si mettono e migliore sarà la resa delle basse frequenze, prendendo però l’accortezza, in caso di un numero elevato di traps, di utilizzare i modelli a membrana in modo da non asciugare troppo l’ambiente in media e alta frequenza e massimizzare la resa in basso.

Ricordiamoci che gli angoli di una sala non sono solo quattro: anche il soffitto crea angoli con le pareti e uno studio di registrazione o di mix e mastering professionale trattato ai massimi livelli non escluderà questi punti.

Le basse frequenze si assorbono anche lungo le pareti. Se lo spazio lo permette, anzichè posizionare pannelli fonoassorbenti, è consigliabile utilizzare prodotti che possano scendere in basso per assorbire il più possibile anche nelle zone più difficili dello spettro. Dopotutto se volessimo assorbire solo le alte frequenze basterebbe una coperta oppure della semplice spugna in bugnato o piramidale ma escludiamo a priori questi materiali se vogliamo ottenere un vero Suono.

Perchè non amiamo la spugna? Perchè sotto i 500Hz non fa nulla. 
Il peggior suono che si possa ottenere è proprio quello dato dalla spugna fonoassorbente che riveste tutte le pareti. Assorbendo solo in alto e lasciando inalterate le basse frequenze otterremo solo un suono ingolfato, scuro, poco dinamico ed affaticante. 
Sfatiamo un ulteriore mito che nuoce gravemente alla cultura musicale: la spugna in bugnato o piramidale non “insonorizza” affatto. Se volete isolarvi dagli altri ambienti per non arrecare disturbo, allora occorre pensare ad altri materiali e in particolare alle contropareti in cartongesso e alle intercapedini d’aria. Se vi serve una consulenza in merito, contattateci prima di fare spese inutili: sapremo indirizzarvi al meglio verso un acquisto sicuro!

Gli altri punti importantissimi per una buona risposta della sala sono le interazioni con le pareti, in particolare con la parete subito dietro al sistema di ascolto, il front-wall. Posizionare una trappola dietro ad ogni monitor in modo che possa arrivare ad altezza woofer ci permette di pulire le basse frequenze che nei sistemi d’ascolto, man mano che si scende in frequenza, diventano sempre più omnidirezionali propagandosi anche sul retro del sistema.

Lasciandole libere di interagire con l’ambiente causano forti scompensi creando buchi nella risposta in frequenza e compromettendo la resa del sistema. 

Sempre sulla parete frontale consigliamo una trappola al centro della parete, magari anche solo appoggiata a terra in modo che all’occorrenza la si possa spostare in avanti: distanziandosi dalle pareti permettiamo infatti un maggiore assorbimento ma questo si può fare solo nelle zone nelle quali abbiamo spazio inutilizzato come, appunto, dietro al nostro mixer.

In generale tutte queste indicazioni portano ad incrementi sempre maggiori della qualità d’ascolto ma non sempre è possibile partire subito con una fornitura completa. Nessun problema, anche questi sono strumenti da conoscere per potersi divertire realmente: inserendo pian piano gli elementi fondamentali si potrà da subito iniziare a lavorare in un modo completamente nuovo.

Consigliamo quindi di coprire almeno con dei pannelli AkuPan le riflessioni primarie laterali, a soffitto e posteriori e almeno due angoli frontali dietro al sistema. Questo trattamento, nella maggior parte dei casi, è già un ottimo primo passo “chiavi in mano”. Successivamente, se ritenuto necessario per le proprie finalità, si potranno spostare gli AkuPan in altri punti della sala sostituendoli con bass traps Kombat o LowMaster.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.12 - Diffusione del suono nelle control rooms

Se il primo approccio per migliorare l’acustica di una sala è quello di eliminare l’energia negativa e rendere l’ascolto più neutro possibile tramite l’assorbimento, a volte si rende necessario un passo successivo verso la distribuzione dell’energia acustica residua.

L’alternanza dei pannelli o delle basstraps sulle pareti secondo posizionamenti ben strutturati permette già una diffusività equilibrata ma l’utilizzo di elementi con forme specifiche rende l’ascolto molto più piacevole oltre che privo di focalizzazioni negative.

La letteratura scientifica di settore ha prodotto nel corso dei decenni vari studi importanti sull’efficacia delle superfici curve, inclinate o sequenziali e man mano ha potuto offrici regole e leggi fisiche precise per la realizzazione di elementi diffrattori e diffusivi che permettono un ascolto di livello superiore.

Nelle control rooms a pianta regolare, una volta trattate le prime riflessioni, ci troviamo con delle zone che, pur non essendo direttamente responsabili del nostro ascolto “immediato”, presentano i parallelismi che generano riflessioni ed echi fluttuanti che disturbano i nostri riferimenti e la nostra concentrazione.

Possiamo trattare questi punti in vario modo ma sappiamo che, se volessimo continuare con assorbimenti broadband (a banda larga, cioè anche sulle medie e alte frequenze) potremmo sicuramente incorrere in un ascolto troppo fermo, asciutto, nella pratica irrealistico per le nostre percezioni psicoacustiche. Per un fonico è il famoso rapporto di amore e odio con l’appoggio degli effetti e dei riverberi in un mix.

Se l’ambiente in studio è troppo “sporco”, il rischio (psicologico) è quello di trattare questi elementi di stile con troppa enfasi perchè non sentiremmo gli effetti fino al superamento dell’”effettistica” imposta dalla sala col risultato di avere un mix troppo “wet”, pieno di effetti e quindi poco intelligibile.

Al contrario, una sala troppo ferma sulle medie e alte frequenze (per esempio completamente tappezzata di spugna piramidale o bugnato, il peggio del peggio per un professionista) impone alla nostra percezione un limite oltre al quale tutti gli effetti saranno già troppi, causando una naturale parsimonia al nostro lavoro: questi mix saranno sempre fermi, asciutti, poco emozionanti.

Il pensiero deve sempre essere che il nostro mix deve sentirsi bene ovunque, sia in una sala hifi dedicata che nel bar sotto casa all’ora di punta quando tutti parlano e mescolano caffè: se la tua decisione (o quella del produttore) in fase di mix è andata nella direzione dell’effettistica sulla voce come caratterizzante per il brano in questione, quell’effetto (delay, reverb, phaser o altro) deve potersi sentire anche in situazioni nelle quali non è necessaria una nostra attenta concentrazione per essere percepito.

Il pop ce lo insegna, ma possiamo applicare questa impostazione a qualsiasi genere musicale: l’importante è essere assolutamente sicuri di quello che si fa, e per esserlo occorre enorme fiducia nel proprio studio. 
E’ l’equilibrio delle colorazioni, quindi, la chiave di una buona sala da mix.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.13 - Quali elementi diffusivi posizionare nelle control rooms

Nel corso degli anni passati in studio mi sono personalmente trovato più volte nella condizione di dover fare delle scelte importanti per poter affrontare i mix che dovevo portare a termine. 

Mi sono reso conto che necessitavo di tantissimo assorbimento in bassa frequenza per tutti i modi della sala, assiali, tangenziali e obliqui, sia sulle riflessioni primarie che nel resto della sala, senza però dover incorrere nel difetto descritto sopra: il sovra-assorbimento delle medie e alte frequenze.

Con le membrane sulle bass traps ho raggiunto uno splendido equilibrio (riflessioni secondarie, angoli della sala etc) ma, da professionista, necessitavo di un passo successivo per arrivare dove la mia creatività desiderava spingermi. Mi sono chiesto come potevo ottenere un assorbimento estremo in bassa frequenza e poter essere sicuro di potermi cucire un abito su misura, magari modulare e trasportabile in altri studi, per le mie orecchie.

E’ così nata così la serie MagnetFusor e la tecnologia Magnetic Panel Technology con la quale ho potuto realizzare la flessibilità e la qualità che avevo sempre sognato. 

Il principio è semplice ma la realizzazione completa ha necessitato di anni di studi e prove pratiche di ascolto e analisi: sulle nostre bass traps LowMaster con struttura in metallo possiamo agganciare, tramite magneti calibrati, dei moduli in legno (massello o multistrato -il suono da me preferito per la diffusione e diffrazione-) che possono essere applicati, spostati, aggiunti o rimossi a seconda delle nostre esigenze di gusto, stile, genere musicale o semplicemente per passare da una sessione di mix ad una rapida take di voce in studio.

Una festa della creatività: la sensazione di non essere mai ingabbiato in un progetto acustico predefinito; la libertà di potersi vestire di un suono personale; la consapevolezza di poter sperimentare liberamente e in qualsiasi momento.

Con i MagnetFusors possiamo quindi dire di aver superato ogni barriera. Siamo i primi al mondo a realizzare questo tipo di tecnologia perchè non siamo dei semplici costruttori: a differenza di altri li realizziamo per noi e il concetto di innovazione non è più una sfida con gli altri ma una nostra reale esigenza. Con i MagnetFusors i posizionamenti diventano quindi infiniti e, se ci piace, possiamo rompere le regole ascoltandoli suonare oggi sulle riflessioni secondarie e domani sulle primarie.

Possiamo inserirli sul cloud sopra la nostra postazione mixer, oppure arricchire i sidewalls in una sessione di musica classica togliendoli il giorno dopo per mixare una band metal. Il nostro studio diventa così non solo il nostro alleato ma la nostra fidata guida, sempre pronta a modellarsi insieme alle nostre esigenze.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.14 - Trattamento acustico nella sala di mastering

La sala di mastering è un caso limite della control room. In questo tipo di sale, che siano dedicate al solo mastering oppure utilizzate sia come mix che come mastering, occorre fare le ultime scelte in merito al programma musicale che si sta valutando per verificare e definire la colorazione finale, le dinamiche generali, la fase, l’immagine stereofonica, il dithering, l’editing tra i brani, il livello medio e quello massimo di uscita, il tutto per poter preparare la copia definitiva pronta per la stampa o per la distribuzione digitale.

Queste scelte, vista l’importanza e la delicatezza di questo ultimo passaggio, devono essere fatte con la massima cautela e attenzione perchè un errore può costare caro. 

Le sale di mastering dedicate sono molto differenti rispetto ad una control room. Il concetto che sta alla base della loro realizzazione per quello che riguarda il sistema, il posizionamento delle sorgenti, il punto d’ascolto e il trattamento acustico, sono più vicini al mondo del HIFI piuttosto che a quello delle regie degli studi di registrazione o mix.

Il motivo di questa vicinanza è che il tecnico di mastering è l’ultimo anello che lega l’artista/produttore all’ascoltatore e, quindi, la sala si dovrà comportare in maniera controllata ma come se fosse la sala d’ascolto dell’ascoltatore finale.

Il trattamento acustico di una sala da mastering dedicata si dirigerà quindi verso il controllo delle basse frequenze risonanti e delle riflessioni ma cercando di non asciugare mai troppo il suono in alta frequenza preferendo quindi alternare assorbitori con diffusori o elementi diffrattori.

Chi vuole approfondire la realizzazione di una sala per mastering dedicata potrà quindi seguire entrambe le nostre indicazioni, sia per control room che per HIFI con un posizionamento non più a ridosso della parete frontale ma indietreggiato in modo da permettere un palcoscenico sonoro maggiore e più ampio. Il punto d’ascolto, in questo caso, potrà quindi realmente essere posizionato sulla sezione aurea, cosa in realtà difficile e rara per una sala HIFI poiché, a meno che non sia totalmente dedicata, si tende a preferire un compromesso con il passaggio e l’arredo interno.

E’ assolutamente possibile realizzare un buon mastering anche in una sala da mix. Oggi esistono molti software e plugins che possono competere con le catene audio analogiche poiché nella maggior parte dei casi non è la macchina che fa la differenza, ma l’orecchio di chi la usa.

Nel mio concetto di mastering l’importante è non farsi prendere la mano nel far passare necessariamente il nostro brano nelle macchine analogiche “perchè le abbiamo comprate e suonano bene”: a meno che la colorazione del nostro outbard non arricchisca in modo significativo il master, è sempre meglio evitare, dopo il missaggio, ulteriori passaggi DA/AD dentro e fuori dalla DAW perchè ogni passaggio comporta una rielaborazione e una piccolissima degradazione del segnale (minimizzata con i super convertitori e i super cavi degli studi di mastering professionali) oltre allo spostamento di fase e di bilanciamento tra destra e sinistra che due canali analogici non calibrati e le loro catene di collegamento portano con sè.

Meglio allora restare nel dominio digitale e dare il massimo con i migliori plugins che abbiamo (una delle mie catene preferite, per esempio: Waves SSL G master buss compressor, Brainworx bx_hybrid, Sonnox Inflator, Sonnox Limiter).

Arriviamo quindi alla questione del trattamento acustico degli studi di mastering non dedicati (ibridi mix e mastering). Abbiamo visto che una sala dedicata ha un’impostazione differente rispetto ad una sala di mix. Quello che dovremmo fare è avere la possibilità di “cambiare” l’acustica della nostra control room nel momento della fase di mastering. 

La svolta in questo senso sono i nostri MagnetFusors applicabili alle bass traps serie LowMaster.

L’idea che ne sta alla base è nata proprio in fasi come queste nelle quali avevo l’esigenza di cambiare studio senza muovermi di un metro. 

Applicando i MagnetFusors sulle riflessioni primarie laterali otteniamo infatti l’apertura del palcoscenico sonoro così come è auspicabile in una sala HIFI. La stessa cosa succede sul backwall e sul cloud della sala.

Questa opportunità ci offre anche un nuovo punto di “vista” sugli effetti posizionati in fase di mix e infatti è un ottimo trick quello di utilizzarli ogni tanto sulle riflessioni primarie anche durante il missaggio per avere quella sensazione che si prova cambiando sala per ascoltare il mix con una nuova prospettiva.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.15 - Trattamento acustico della sala di ripresa e sala prove

La sala di ripresa e la sala prove sono il luogo nel quale la musica nasce. Senza una buona sala di ripresa i microfoni cattureranno un suono con colorazioni falsate e difficili da rielaborare in mix; senza un’acustica solida, il musicista avrà difficoltà a suonare ed esprimersi.

Da bassista ricordo perfettamente gli anni giovanili passati nelle varie sale prove della mia città, trattate con spugna piramidale o in bugnato, e il mio sconforto era tanto maggiore quanto era lo sforzo di capire perchè ogni mezzo tono suonato a salire o scendere dalla tastiera del mio strumento, avevo sbalzi così forti di volume.

All’inizio cambiavo le corde spesso dando la colpa a loro, poi stavo per cambiare il basso (per fortuna non l’ho fatto, è un Fender Jazz del ’78, ha la mia età..); alla fine ho capito che erano proprio le sale ad avere grossi problemi e che cercavano di essere curati con della semplice spugna che si chiama “acustica” ma in realtà nasce come materiale da imballaggio essendo del semplicissimo poliuretano espanso “scoperto” come materiale fonoassorbente sulle alte frequenze (anche una coperta lo è).
Ricordando quei tempi e approfondendone le motivazioni, mi sono promesso di non far neppure entrare la spugna di poliuretano nei nostri laboratori e men che meno di proporla per la vendita. Sinceramente non me la sento di consigliare a musicisti e fonici un prodotto che porta a questi risultati.

 

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1.16 - Come trattare acusticamente una sala prove e sala di ripresa

Per ottenere un suono davvero fedele ci serve un approccio coerente con la nostra sala: dobbiamo “trattarla bene” in tutti i sensi, se vogliamo che essa risponda bene alle nostre esigenze.

Divideremo quindi il nostro metodo in alcune fasi legate tra loro da un doppio filo ma realizzabili anche in tempi diversi e non necessariamente seguendo un ordine preciso. Questo è il Regno della Creatività, quindi poniamo per prima cosa il nostro Suono quale primo ed unico giudice sul da farsi:

  • Controllo delle basse frequenze risonanti
  • Controllo degli echi fluttuanti, del riverbero e delle riflessioni negative tramite assorbimento
  • Diffusione del suono

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.17 - Come correggere le basse frequenze risonanti in sala prove e sala di ripresa

Le regole per le basse frequenze che abbiamo visto per le sale di mix sono sempre valide: più angoli si trattano e meglio è. A differenza delle sale di mix, però, in questo caso abbiamo più persone che camminano e si muovono contemporaneamente ed è quest’aspetto che occorrerà considerare per far stare bene tutti mentre si suona.

E’ inutile creare una sala perfetta se questo comporta la sua riduzione ad un box minuscolo e poco accogliente. Per ottenere comfort acustico e vivibilità possiamo iniziare trattando gli angoli a soffitto con trappole installate in orizzontale, oppure possiamo risparmiare 5cm preziosi per ogni trappola ad angolo verticale (gli angoli che si formano con le pareti della sala) utilizzando le versioni senza airgap delle nostre bass traps.

5cm sembrano pochi sulla carta, ma vi assicuro che sono utilissimi quando, oltre a noi e al trattamento acustico, dobbiamo inserire amplificatori, sistemi di ascolto, reggi chitarre, aste microfoniche, il mixer, etc.

Ad ogni modo, ad angolo consigliamo sempre le trappole (inclinate di 45° rispetto alle pareti) con membrana per non sovra-assorbire le alte frequenze e permettere un assorbimento maggiore in bassa frequenza.

Una volta trattato l’ambiente, come per il punto d’ascolto delle control rooms, molta influenza ha anche il posizionamento degli strumenti (e dei microfoni) nella sala, soprattutto quando si desidera ottenere il massimo dalla ripresa degli strumenti.

Nel corso degli anni ho applicato tutte le regole possibili ma una sola mi ha permesso di ottenere le registrazioni che desideravo, soprattutto per quello che riguarda la batteria. 

Rientra ancora in gioco la sezione aurea: posizionare la cassa della batteria nell’intersezione che si crea dividendo le due dimensioni (larghezza e lunghezza della sala, con una bella pedana si potrebbe fare anche per l’altezza) per 1,6180339887.. permette di ottenere un suono che risentirà il meno possibile dei nodi e degli antinodi creati dal comportamento modale.

Questa tecnica è una rivisitazione più corretta della più famosa regola del “1/3 dei lati” in quanto si passa dal 33,333333..% al nostro aureo ed elegante 38%.

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

1.18 - Controllo degli echi fluttuanti, del riverbero e delle riflessioni negative nella sala prove e nella sala di registrazione

Per le pareti, anche qui sarebbe bene scendere in bassa frequenza e assorbire il più possibile fino alla nota più bassa riproducibile nella nostra sala (definita dalla lunghezza massima e calcolabile insieme al resto delle modali in questa pagina: http://www.bobgolds.com/Mode/RoomModes.htm ma occorre evitare che la sala si asciughi troppo.

Alternare assorbitori e diffusori è una buona regola e stare in una proporzione di circa 1/3 di superficie fonoassorbente per ogni parete è un’altra buona regola (ma se il pannello è distanziato e offre una superficie fonoassorbente maggiore, allora il rapporto cambia) ma possiamo definire come trattamento già completo anche un trattamento realizzato con soli pannelli fonoassorbenti AkuPan o bass traps Kombat o LowMaster a parete purchè distanziati ed installati con una buona logica e un disegno coerente con la geometria e le dimensioni della sala: l’alternanza stessa tra assorbitori e pareti creerà una diffusività e ci permetterà di vivere al meglio il suono della sala.

Se installiamo i pannelli fonoassorbenti come i nostri AkuPan oppure bass traps broadband serie Kombat o LowMaster, una buona regola da tenere in considerazione è l’installazione disordinata e irregolare (o comunque non simmetrica rispetto agli assi della sala) cercando di fare in modo che due pannelli non si affaccino mai l’uno con l’altro (così come due pareti nude): facendo in questo modo possiamo risparmiare denaro ottimizzando lo spazio e nello stesso tempo migliorando gli echi fluttuanti tra parete e parete.

Se riempissimo tutte le pareti con troppo assorbimento in alta frequenza potremmo arrivare al sovra-assorbimento del registro alto; utilizzando bass traps Kombat o LowMaster a membrana sappiamo che potremmo inserirne in numero maggiore ottenendo il sempre auspicabile alto assorbimento in bassa frequenza senza mortificare la parte ariosa del suono; utilizzando le LowMaster con i MagnetFusors potremmo, al contrario, coprire il 100% delle superfici disponibili avendo la sicurezza di non sovra-assorbire le alte ma anzi diffondendole permettendo il controllo massimo delle basse frequenze.

Se l’altezza lo permette, il soffitto è un ottimo luogo dove intervenire ma state attenti perchè lì dentro qualcuno dovrà suonare, e suonare, come dicevamo, significa divertirsi e stare bene. Evitiamo quindi di abbassare ad ogni costo il nostro comfort insieme al soffitto: dopotutto non occorre la precisione chirurgica in questi casi, ma una buona acustica e un bel posto in cui esprimersi al meglio. Se si può installiamo le Bass Traps, altrimenti gli AkuPan sono una grande salvezza, soprattutto sopra alla zona della batteria, dove i piatti fanno soffrire le orecchie di molti musicisti (compresi i fonici).

Con queste indicazioni potete scegliere in autonomia il vostro trattamento acustico, anche realizzandolo in vari step successivi e verificandone l’efficacia senza dover necessariamente intraprendere da subito la spesa completa consigliata.

Se vi servisse una consulenza acustica gratuita, potete sempre contattarci per qualsiasi consiglio o per realizzare per voi un progetto acustico personalizzato: saremo ben lieti di aiutarvi a compiere un passo fondamentale per la migliorare la qualità del vostro studio e delle vostre passioni!

 

© Davide Perucchini 2015 – Riproduzione Vietata

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