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Recensione di Gino l’Audiota

5 febbraio 2016
Pubblichiamo con piacere la recensione di un nostro affezionato cliente che simpaticamente si firma Gino l’Audiota.
Cogliamo l’occasione per ringraziarlo a nome di tutto lo staff Oudimmo Acoustic Design.

“Sembra di aver cambiato amplificatore, o i cavi di segnale: il soundstage si pulisce e si allarga, l’aria è quella che si respira in montagna, l’ambienza è da teatro, le voci sono scolpite al centro e contornate dagli strumenti, gli strumenti si distanziano tra di loro: insomma, tu entri nella stanza e godi! “

Sala hifi dedicataPremesso che si dovrebbero acquistare i prodotti OUDIMMO anche solo per la gentilezza e la disponibilità di Davide Perucchini e il suo staff, premesso che i prodotti OUDIMMO anche se non funzionassero sono policromi e belli, si possono usare come quadri o componenti d’arredo e il WAF sarebbe ampiamente soddisfatto, passiamo alle cose serie. Possiedo una themed room, insomma una stanza a tema (ma in inglese è più cool), pressoché cubica, 4x4x3.13 in altezza, secondo gli espertoni di acustica ambientale una vera schifezza; e in parte hanno ragione, l’eco fluttuante la fa da padrone, nella melma sonora negli angoli dietro i diffusori nuotano i pescigatti, il centro del soundstage è sporco. Procedo con pannelli di poliuretano espanso piramidali lungo tutto il perimetro della stanza, in alto sulle pareti, vicino all’angolo soffitto e tengo a bada l’eco fluttuante. Lungo le pareti laterali idem per le riflessioni primarie laterali e dietro il punto d’ascolto, troppo vicino alla parete, 10 cm di poliuretano espanso sagomato secondo i crismi per le riflessioni primarie posteriori. La cosa comincia a funzionare e quindi, per far incavolare ancor di più gli espertoni, dentro la stanza ci metto 4 diffusori (2 KLIPSCH CORNWALL III e 2 PROAC D48 con tw a cupola di seta), quindi due ampli, uno a valvole e uno a SS).

I bassi si divertono come matti. Piazzo due grossi tube traps negli angoli dietro i diffusori e uno al centro dietro le elettroniche: il miglioramento c’è, ma la stanza (ma va?) è un po’ sorda, attufata. L’upgrade è la malattia degli audioti (per dirla alla Diego Nardi), e quindi negli anni sostituisco i tube traps con diversi correttori acustici, di svariate tipologie e funzionalità, che producono sì miglioramenti, ma sui bassi, o almeno ciò che intendo io per bassi controllati, non ci siamo ancora.

Alcuni mesi fa, discretamente disperato, mi metto a sfogliare Internet e mi imbatto in un’azienda di Dalmine (BG) specializzata in trattamenti acustici, la OUDIMMO ACOUSTIC DESIGN. Il sito è ottimamente realizzato, chiaro, con praticità bergamasca. Vado su prodotti e cerco trappole per bassi: BASS TRAPS LOWMASTERS MPT, pannelli da 10, 15, 20 cm, ergo scarsamente invasivi, esteticamente belli.

Leggo qualcosa e poi telefono. Mi risponde Davide Perucchini, gli spiego un po’ di cose, capisce al volo. Gli scasso i maroni per mezzora e lui non cede. Vabbè, allora inizia a mandarmi un LOWMASTER alto 1.20 e profondo 20, con 5 cm di airgap, un’intercapedine che aumenta l’assorbimento dei bassi, con membrana diffondente. Clausola soddisfatto o rimborsato. Lo piazzo al centro dietro le elettroniche, e un po’ di cielo comincia a rasserenarsi. Ne ordino altri due, che piazzo ai lati, a 1 metro circa dagli angoli, e già che ci sono cambio anche i tendaggi della stanza: utilizzo il tessuto di rivestimento dei LOWMASTERS, leggermente diffusivo. Il WAF è quasi al climax, le medio basse e le basse sono in gabbia, la voce di DE ANDRE’ sembra provenire dalla Sardegna: ci voleva così poco…e qui ci starebbe il turpiloquio! Tutto OK, ma per i nevrotici manca sempre la ciliegina sulla torta: si deve passare dall’acqua minerale naturale a quella leggermente frizzante, si deve respirare ancora meglio.

Rinavigo nel sito e leggo diffusori MAGNETFUSORS N7 , ispirati alla frequenza di Manfred Schroeder, dice che trasformano i Bass Traps in un diffusore acustico senza compromettere l’assorbimento dei bassi, con 4 magneti aderiscono perfettamente alla scocca dei LOWMASTERS già predisposti. Si basano sulla sequenza Schroeder: sono semplici pezzi di legno sagomati, qui il buon Perucchini mi sa che ciurla nel manico. Lo ricontatto, mi dice cose da tecnico del suono con gli attributi qual è, massì mandamene 3, mal che vada li faccio a pezzi e li mescolo ai pellet.

Ne attacco tre al LOWMASTER centrale, sembra di aver cambiato amplificatore, o i cavi di segnale: il soundstage si pulisce e si allarga, l’aria è quella che si respira in montagna, l’ambienza è da teatro, le voci sono scolpite al centro e contornate dagli strumenti, gli strumenti si distanziano tra di loro: insomma, tu entri nella stanza e godi! Tuttavia con tre al centro avverto un certo sbilanciamento ai lati: Davide, mandamene altri tre, due per LOWMASTERS, sei in tutto, l’equilibrio è raggiunto.

Ora non ho più paura del giudizio degli espertoni!

Gino l’Audiota